venerdì 29 ottobre 2010

Pedane e piscina Il B&B per disabili

Santomato, 13 ottobre 2010 - Inaugurata a Santomato la prima struttura agrituristica della Toscana appositamente progettata per mettere a loro agio i portatori di handicap
Pedane che funzionano da ascensori per superare anche i piccoli scalini, accesso assistito alla piscina, nessuna barriera architettonica, insomma un luogo veramente aperto a tutti, anche a chi purtroppo è costretto a muoversi con la sedia a rotelle.
La struttura è di un privato, Hans Boot, un olandese arrivato in Italia circa 20 anni fa per lavoro, che avendo una sorella disabile ha toccato con mano l’arretratezza delle strutture ricettive italiane. "Trovare un albergo veramente accessibile ai disabili  - racconta  - venti anni fa era un’operazione quasi impossibile, figuriamoci un agriturismo.Neppure i musei erano del tutto accessibili, e più di una volta ho dovuto prendere mia sorella sulla schiena per portarla in camera".
ll bed and breakfast San Jacopo si trova a poche centinaia di metri dalla chiesa di Santomato, immerso nel verde, circondato da viti e ulivi. Ieri all’inaugurazione hanno partecipato, tra gli altri, il presidente del Consiglio comunale Marco Vettori, l’assessore provinciale al sociale, Michele Parronchi e don Paolo Tofani, parroco di Santomato.
"Quello del turismo accessibile — dice Parronchi — è un concetto intelligente che dovremmo sviluppare per due fattori: il primo perché dà una dimostrazione di sensibilità nei confronti di una fetta di popolazione di cui spesso ci si dimentica, e poi anche dal punto di vista economico, perché i diversamente abili rappresentano una parte importante della società"."Il Comune - aggiunge Vettori — non può che augurare i più grandi successi a questa struttura e l’invito a fare rete con tutte le associazioni, anche del territorio".

giovedì 28 ottobre 2010

Disabili in classi differenziate? è L'apartheid !

Proteste per le dichiarazioni incaute del presidente della Provincia di Udine
Le dichiarazioni del presidente della Provincia di Udine secondo il quale i disabili a scuola ritardano il programma hanno suscitato critche, ma la successiva rettifica con cui negava quelle affermazioni e precisava che i disabili devono essere separati dagli altri ha provocato vibrate proteste. 
Pietro Fontanini, presidente dell’Amministrazione provinciale della città friulana e segretario della Lega Nord del Friuli Venezia Giulia, nel corso di un convegno aveva affermato che “le persone disabili inserite nel mondo della scuola ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici e sarebbe più utile mettere i bambini con disabilità su percorsi differenziati”.
Il presidente aveva proseguito affermando anche che la sanità pubblica “non si può far carico delle disabilità di coloro che vengono da fuori”.
Dopo le critiche alle sue affermazioni, il presidente ha voluto precisare meglio il suo pensiero, smentendo di aver parlato di 'ritardi' nello svolgimento dei programmi scolastici da parte di disabili.
Quello che ho detto - ha sottolineato, interpellato dall'ANSA - è che al modello italiano che prevede l'insegnante di sostegno, si potrebbe pensare a quello in vigore in altri Paesi europei che prevede la classe differenziata. Questo al fine di garantire una migliore preparazione degli studenti”.
I diversi devono, insomma, rimanere fuori dalla scuola, separati dagli studenti "normali".
Trent’anni di integrazione degli alunni disabili nella scuola di tutti sono stati, dunque, completamente inutili? Un errore? Che ne pensano i genitori degli alunni disabili?

TuttoscuolaFOCUS mercoledì 27 ottobre 2010

mercoledì 27 ottobre 2010

Siena, disabile vuole avere un figlio Offre il suo seme a una coppia lesbica





Il 35enne di Cortona ha messo l'annuncio su internet. Due senesi hanno risposto all'appello. Vogliono avere una gravidanza "secondo natura, senza ricorrere alla fecondazione assistita"

Siena - Dopo i due uomini di Livorno che hanno avuto un bambino grazie a un utero in affitto, è ancora polemica in Toscana. Stavolta è il donatore, un disabile di 35 anni, a cercare una coppia lesbica che non possa "andare all'estero per avere figli". Due donne senesi hanno raccolto l’invito e ora stanno tentando di avere una gravidanza "non attraverso la procreazione medicalmente assistita - come si legge sul quotidiano la Nazione - ma semplicemente, secondo natura".
L'appello su internet È la storia di Gabriele Viti, di Cortona, dove è stato assessore alla cultura, e di Valeria e Diana - nomi di fantasia - raccontata proprio dalle due donne nella serata di ieri ai microfoni dell’emittente radiofonica locale Antenna Radio Esse. L’uomo aveva aperto quattro mesi fa il sito www.vogliamoavereunfiglio.org dichiarando di voler offrire il suo seme. "Quando abbiamo letto dell’appello di Gabriele - dicono le donne - non ci abbiamo pensato un attimo: gli abbiamo scritto una mail e per fortuna ci ha risposto".
"Disabilità di Gabriele non è handicap" Le due stanno insieme da tre anni ma sono impossibilitate per motivi economici a ricorrere alla fecondazione eterologa all’estero. Gabriele, invece, soffre di spasticità causata da asfissia neonatale. "Nessun pregiudizio - proseguono le donne - non abbiamo pensato alla disabilità di Gabriele come un handicap o un fattore di rischio per il figlio che speriamo arrivi. Sappiamo che Gabriele è sano e per noi non è diverso dagli altri". E sulla presenza del padre biologico nella vita del nascituro hanno aggiunto: "Ne abbiamo parlato diverse volte. È una soluzione che valuteremo quando poi sarà il momento".
Le polemiche Immediata la replica di Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita, che critica la possibilità che i tre possano sottoporsi alla fecondazione assistita: "La legge 40 consente anche alle coppie non sposate, purchè i componenti siano eterosessuali e formino una coppia stabile, di accedere alla fecondazione artificiale. È chiaro che la stabilità deve essere accertata. Resto, comunque, dell’idea che, proprio a tutela del nascituro, sarebbe stato meglio fare una legge più rigorosa: indicare cioè come requisito il fatto che la coppia sia sposata, con rito civile o religioso, per una maggiore garanzia di stabilità".

domenica 10 ottobre 2010

I pediatri: attenzione ai bisogni dei fratelli delle persone disabili

Dal Congresso nazionale dell'Acp un'indagine sui loro bisogni. Montini: "Gli interventi di supporto centrati sul disabile quasi mai rispondono ai bisogni della famiglia e non considerano quelli dei fratelli. Servono fattori di protezione"
una famiglia ROMA - Individuare i bisogni dei fratelli dei bambini disabili, che spesso manifestano difficoltà relazionali e psicologiche: è l'obiettivo dello studio che l'Acp (Associazione culturale pediatri) propone in occasione del suo XXII Congresso nazionale,  in corso a Palermo dal 7 al 9 ottobre. L'appuntamento, incentrato quest'anno sul tema "Bambini... in mente", dedica in questi giorni un'attenzione particolare alla condizione dei cosiddetti "siblings", spesso condannati ad essere dimenticati dal piani d'intervento e dalle persone e dalle istituzioni che ruotano intorno alla famiglia. Un ruolo fondamentale riveste, in questo contesto, il pediatra di famiglia.
Secondo gli ultimi dati Istat, sono circa 2,6 milioni, in Italia, le persone disabili con più di 6 anni che vivono in famiglia, cioè il 4,8% della popolazione italiana. Si calcola che in un distretto di 100.000 abitanti ci siano circa 20 bambini in queste condizioni. Un pediatra di famiglia con 800 assistiti ha 3-4 pazienti con malattia genetica e/o disabilità congenita complessa.
"Gli interventi di supporto, centrati sul disabile, quasi mai rispondono ai bisogni della famiglia, e non considerano quelli dei fratelli", spiega Tommaso Montini, rappresentante di Acp Campania e referente dello studio. "Per un efficace sostegno - continua - è più che mai necessario individuare ‘fattori di protezione' che siano mirati anche ai fratelli: operatori che supportino la famiglia, che ne facilitino l'apertura ad altre realtà sociali; interventi che permettano ai fratelli di creare relazioni amicali con coetanei esterni (sport, scuola, ludoteche) e ai genitori un operatore che accompagni il figlio con disabilità a scuola o al centro di riabilitazione o che lo aiuti a lavarsi".
Non è la prima volta che l'Acp affronta la questione: "Avevamo già affrontato il tema dei  fratelli e delle sorelle di un bambino con disabilità o colpito da una malattia cronica, che si sono definiti essi stessi come gli ‘sconosciuti' dentro la storia della malattia o dell'handicap", commenta Paolo Siani, Presidente dell'Acp nazionale. "Già nel 2005 l'associazione aveva segnalato che  gli studi si sono in gran parte dedicati all'impatto dell'handicap sul bambino colpito e sui suoi genitori e il vissuto  della fratria è stato pressoché ignorato."
La presenza di un fratello disabile rappresenta spesso una fonte di grande disagio e sofferenza, non ché una responsabilità che condiziona irrimediabilmente le dinamiche interne della famiglia. In questo contesto, i fratelli sani vedono spesso trascurati i propri bisogni e sono costretti a difficili adattamenti. " Per i bambini spiega l'associazione - lo stress emotivo agisce come un ‘veleno' nell'organizzazione neuronale, particolarmente nelle aree deputate al controllo delle emozioni".
Per questa ragione, l'Acp propone un'indagine trasversale su tutto il territorio nazionale, che coinvolga famiglie, operatori, pediatri, comunità e associazioni. Tra gli interventi che potrebbero essere messi in atto, l'associazione evidenzia la necessità di "una ‘rete' che impedisca alla famiglia di chiudersi in se stessa ", "supporti logistici", "una buona azione di counselling" e uno snellimento della burocrazia, che spesso "costringe le famiglie a faticosi percorsi per ottenere elementari diritti".
"In sintesi, è il ‘sistema' che deve andare incontro alla famiglia e non viceversa, con un'azione di tipo tutoriale e multidisciplinare", conclude Montini sottolineando che "l'imperativo è facilitare l'accettazione della patologia e supportare un percorso sostenibile che dia serenità al genitore e alla sua famiglia".
(9 ottobre 2010)

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